IL VIAGGIO
E
IL VELLO D'ORO



Giasone: un uomo e il viaggio: la sola realtà!
Argonauti: navigatori in una matrice di mare e terre sconosciute.
Amante: Medea ti aspetta, il vello d'oro è tuo!

E' un'antichissima leggenda quella degli Argonauti, di Giasone e dei 53, anche quella di Argo è una leggenda: la prima nave costruita da mani umane, Argo è la compagna viva nel mare, che affonda la sua pancia in onde maestose e devastanti, e la sua poppa scapola ogni tempesta, e la sua prua lascia dietro di sé migliaia di tramonti.
Il viaggio di Giasone è un continuo districarsi tra magiche peripezie e inganni divini, il viaggio per scappare da tutto ciò che ci si lascia dietro, un viaggio verso una meta: il vello d'oro... la restituzione di un trono...

Apollonio Rodio fa viaggiare nella sua mente le parole di un mito antichissimo, basti pensare che la leggenda appartiene al più illustre patrimonio mitico della Grecia insieme all'impresa di Troia, tassello davvero importante e insostituibile nell'immenso puzzle del Ciclo Epico Greco (la storia era stata già menzionata nei precedenti corpus: quello Omerico e quello Esiodeo).
Apollonio Rodio fa viaggiare la sua mente in implicazioni geografiche, etnologiche, onomastiche, religiose e culturali di altri paesi, non si ferma alla sua realtà, non si ferma alla sua Grecia, ma va oltre, spazia tra terre lontane, spazia al di là dei suoi confini e lo fa con una storia mitica intrisa ormai nei valori e nei costume di quel periodo -i Greci ce l'avevano nel sangue quelle storie lì- e lo fa con quei 53 Argonauti.
La dimensione mitica viene ridotta all'umano, nelle Argonautiche; tanto da ricondurre l'episodio della passione di Medea entro l'attitudine quotidiana e realistica di una nuova poetica.
Così per la prima volta si ha una storia d'amore, o meglio, la storia di un amore visto sotto l'ottica di una progressione inesorabile che si matura attraverso diversi stadi umani: il primo incontro, le esitazioni e i patimenti, le ansie e i sogni rivelatori dell'anima, i sentimenti puri e le commozioni di un dioalogo amoroso... e Giasone?
Giasone di fronte a questo sembra intento solo al proprio utile; per Apollonio egli rappresenta l'antieroe, rappresenta l'uomo nuovo, smarrito nel mondo che impone all'individuo gli ardui e gravosi compiti di inventare sempre nuove mediazioni e di risolvere con le sue deboli forze il rappotro creatosi tra atteggiamento morale e necessità di sopravvivere, viaggiando e scappando in continuazione da nuovi pericoli, viaggiando , si, senza fermarsi mai...
E il tema del viaggio si fa sentire forte sin dall'inizio, si fa palpare delicatamente, si fa vedere nudo negli occhi pieni di sgomento di quegli uomini di fronte all'ignota avventura per il mare...

...L'ORIENTE E' LONTANO, IL VELLO D'ORO E' LONTANO...

Costretti a non fermarsi mai, gli Argonauti, vengono tentati, stravolti nel cuore, e mossi dalla fatica e dalle promesse, di ritornare a casa...
...si perché dopo il vello d'oro c'è il viaggio per il ritorno in patria, un viaggio di ritorno già intrapreso dall'uomo Ulisse.
pietra Il suo, di Ulisse, era però un ritorno più drammatico e struggente attraverso luoghi austeri, introvabili e non rintracciabili sulle carte geografiche; perché non si può, perché non tutti potevano percorrere quell'itinerario; a Ulisse e agli Argonauti scorrevano nelle vene quelle contrade favolose e poi è come se fossero irreali o più semplicemente il riflesso, la proiezione nell'immaginario di viaggi che avevano inoltrato naviganti del Mediterraneo, sperduti tra strani costumi e perigliose avventure.
Così, ad un certo punto dei poemi, in entrambi i viaggi c'è un parallelismo quasi magico, divino: da un lato Giasone con gli Argonauti, che dopo l'impresa per il possesso del vello, ormai sfiniti, devono tornare a casa, dall'altro Ulisse con i suoi uomini, che percorrono, con estrema fatica, le strade del ritorno sfiniti dalla guerra, ma tutti e due in questo esatto momento si ritrovano a combattere Scilla e Cariddi, si ritrovano a riposare alla corte di Alcinoo, dei Feaci...
tutti e due in questo preciso momento hanno alle spalle miglia di salsedine e sangue, di polvere e dolore...
uomini e non eroi, solo uomini col destino già segnato dietro la curva del cuore, uomini e anti-eroi che si ingegnano da umani per continuare a vivere...

Sembra quasi che Apollonio Rodio trovi le sue ragioni sia nell'esigenza storica di recuperare un'identità ellenica attraverso la tradizione, sia in un condizionamento imposto dalla "poetica" della letteratura di quel periodo: in effetti questo mito ricalca il gusto che si stava diffondendo in quell'epoca ma il poeta crea una "poetica" intrisa di propri e personali effetti e moduli narrativi.
Lo schema è di una linearità assoluta, si susseguono via via nel viaggio avventure ed avvenimenti: è molto fluida questa successione, ma dietro ciò si nasconde una sorta di "tridimensionalità", dove si incrociano il passato del tempo della vicenda, il presente da cui il poeta osserva lo svolgersi degli avvenimenti e , a differenza dell'antica epica, il poeta si concede frequenti inserzioni personali, e il futuro delle predizioni che sono un espediente tipico del poema.
Così si riesce a notare un movimento, proprio come le vicende del viaggio, un movimento intestinale che varia di continuo gli angoli di veduta, e così facendo si riesce a scoprire una nuova concezione di tempo.
Il tempo viene visto come un anello che raccorda e riunisce il periodo del mito con quello della storia, conferendo in questo modo una reltà sempre viva al mito intero.
E' come se fosse un illusione che però ha una fondata ragione poetica ma soprattutto culturale: il riaffermarsi della continuità della civiltà ellenica lungo un viaggio, un percorso che dalle origini tenta di risalire il fiume del tempo protraendosi fino a coinvolgere il problematico presente.
E allora buon viaggio poeta, buon viaggio Argonauti
Buon viaggio Argonauti del III° millennio
Voi che siete capaci di viaggiare oltre ogni città, ogni paese
Oltre questa atmosfera.
Non c'è più limite a questa sfrenata voglia di andare via...