IL VIAGGIO DI UN UOMO, DELLE SUE PAROLE E DELLE SUE PAURE!
Il viaggio: uomo-vita-morte. E' un uomo di pena, un nomade, un girovago, Ungaretti è alla folle ricerca di un paese innocente, anche di un solo minuto di vita iniziale, dove poi sia possibile sentirsi in armonia con l'universo e sottrarsi così al tempo...al tempo demolitore. Ungaretti è sempre in viaggio, la sua vita sin dall'inizio è stato un viaggio: Alessandria d'Egitto...alla vita, Firenze, Parigi...alla cultura, l'Italia, sul Carso...alla guerra, ancora Parigi, Roma, San Paolo...a scuola, Roma...a scuola, Milano...alla morte, fine del viaggio. Ungaretti è sempre in viaggio, lui è il nomade psichico che si affida alle parole scabre, disseccate, trasparenti che facciano emergere dalla coscienza lacerata, sentimenti, emozioni, oggetti, paesaggi, lui che con le parole ci viaggia...
E subito riprende il viaggio come dopo il naufragio un superstite lupo di mare ...Versa, 14 febbraio 1917; la guerra era una natura che Ungaretti piano imparava a conoscere in modo nuovo, in modo più terribile, quello stretto contatto quasi morboso, ma senza odio e senza amore per un nemico, per un nessuno... la guerra, vita mescolata ad un'enorme sofferenza, spavento della natura -miodio la natura! la natura umana forse? E fu quello stato di così estrema perversa lucidità, estrema intollerante passione ad aprirgli le porte su quel mare. E allora, solo allora affiora la consapevolezza del dolore, della caducità, della fragilità, o meglio, la conoscenza di sé immersa nella trincea; e solo allora si è capaci di reagire, disperatamente ma reagire, resistere allo scacco, alla sconfitta, 'ché tanto la partita può essere ancora giocata. Ed è qui che ha senso quella "ripresa del viaggio", ed è qui che se la vita è, forse, tutto un naufragio lento e massacrante, l'uomo, docile fibra dell'universo, deve riprendere il suo viaggio con la sua volontà di sopravvivere, senza mai arrendersi... l'ho scritto: quella partita è tutta da giocare, la regina e il re guardano fieri in avanti, camminano dritti, zoppicanti forse, ma rimangono ancora servitori della speranza... senza mai arrendersi, procedere di continuo nell'alternarsi forte e caotico tra vita e morte, naufragio e allegria, tra deserto e oasi. D'accordo, il viaggio di Ungaretti è un viaggio verso la morte senza alcuna possibilità di intervento, senza la possibilità di accasare in qualche parte della terra e l'uomo sarà un perenne girovago o profugo ormai sradicato o strappato da un punto fermo in cui riconoscersi e in cui placare la sua sostanza umana. Ma lui stesso, Ungaretti stesso, in quella poesia lo scrive: dopo il naufragio/un superstite/lupo di mare, ma lui stesso in quel superstite fa riavverare quei valori di vita che sembravano annegati per sempre sotto le onde, sotto gli alberi maestri spezzati a metà. Ma lui stesso in quel lupo di mare ci crede, -sono un uomo di speranza- lui in quel lupo di mare non lascia cadere così facilmente la vita, e se pure sta per cadere la raccoglie piano, toglie via la salsedine e cambia rotta verso una nuova meta. Una ricerca sempre riemergente e inappagata di un paese innocente, ma che trova, poi approdi momentanei e sensazioni di totalità e di pienezza e di beatitudine anche solo di un attimo, anche solo di quell'attimo. Ungaretti dilata le sue mete, il suo spazio, tanto da naufragare su isole mai rintracciabili ed irriconoscibili, su terre dove si isola completamente in punti separati dal resto del mondo non perché lo siano realmente, ma perché nell'animo egli può allontanarsi in atmosfere indeterminate e rarefatte. Ungaretti viaggia, senza che nessuno lo riconosca, in un anonimato favoloso e meraviglioso che sfuma nella pura immaterialità... ...ma qual è la meta? dove andrà a finire questo viaggio? Forse è, semplicemente, la morte, la terra promessa dove, appunto, si è fuori dal tempo, dove non c'è spazio... la terra promessa al di là della vita, un idilliaco paradiso in cui non si prova dolore... la terra promessa al di là della trincea, un assoluto silenzio senza il rumore degli spari... la terra promessa al di là del mondo intero circondata solo da onde, onde e nuvole, dove il cuore, poi, possa battere e non crogiolarsi sulle sofferenze terrene.. ...buon viaggio, poeta!
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