CHE VIAGGIO!
Il viaggio del Satyricon è un viaggio strano: il romanzo parte che Encolpio è già in fuga, ma poi in fuga da cosa? e soprattutto in viaggio per dove? Non si sa bene tutto questo perché non conosciamo l'opera intera ma soltanto alcune parti ed anche queste sono incomplete. Quello del Satyricon è il più strano e particolare viaggio di cui abbia mai sentito parlare: è un viaggio erotico! ecco si potrebbe definire così. Viaggio perché comunque questi "eroi" sono in un continuo movimento, non stanno mai fermi; Erotico perché sono costretti a subire torture a sfondo sessuale e sevizie di ogni genere per continuare ad andare avanti... (ma avanti dove?) Gli "eroi" viaggiano attraverso luoghi tipici e fondamentali del mondo romano: la scuola di retorica, i riti mistici, la pinacoteca, il banchetto, la piazza del mercato, il postribolo, il tempio... e non potrebbe essere altrimenti, perché Petronio è intriso in questi "valori", se così si possono chiamare, la sua vita era radicata in quel mondo un pò folle e un pò profano, Petronio dedicava il giorno al sonno e la notte alle occupazioni e ai divertimenti e la godeva fino in fondo quella vita così... ...era la sua e lui era l'unico vero e libero "arbiter"! E lo stesso libero arbitrio è presente nel Satyricon, poiché se da un lato l'opera è una parodia dell'Odissea, e quindi inevitabilmente Petronio riprende alcuni temi del poema epico, d'altra parte all'interno di questi stessi temi inserisce sempre nuove situazioni, episodi e digressioni del tutto diverse da quelle del piano ben strutturato dell'Odissea. Encolpio non viaggia per tornare a casa o come Ulisse per riprendere le redini del suo regno in balia dei Proci, il suo, di Encolpio, è un viaggio senza etica, senza morale, è come se gli avvenimenti e le azioni gli cadessero addosso... inoltre non c'è una meta o meglio noi non conosciamo la meta ultima verso cui tendere e di certo qui non è presente il "ritorno" omerico tanto travagliato. Ulisse nelle peripezie ci cresce, è come se, inconsapevolmente, innalzassero il suo animo e il suo spirito a creare un uomo, ed in fondo, un eroe vero... Encolpio non è certo un eroe! è solo il protagonista quasi passivo in una storia non sua, cioè, in una storia che lui stesso non vuole, in una storia che si trasforma spesso in un labirinto... Il labirinto! I protagonisti, Encolpio e i suoi "compagni d'avventura", finiscono costantemente in qualche trappola, si trovano sempre a viaggiare in spazi labirintici nei quali si perdono non riuscendo mai a trovare l'uscita, e se, in extremis, trovano una via di fuga è solo per ricadere in qualche nuova trappola o vicolo cieco. In questo senso nella struttura del romanzo sembra che l'andamento lineare progressivo e l'andamento prettamente circolare si uniscano e si fondino insieme. L'aiuto, poi, per uscire da questo labirinto viene offerto da guide che non sono altro che "anti-Arianne", cioè delle inversioni che non portano mai ad una vera e propria soluzione del labirinto ma spingono i personaggi in altri guai...
... "il personaggio, come il diavolo nella scatola, vede aprirsi di continuo la trappola che lo imprigiona, quasi che una forza esterna e benigna con un leggero tocco sul coperchio lo allettasse a bene sperare e ad avere fiducia in sé e nella vita ma di continuo il coperchio si abbassa e comprime la molla, sicché lo scacco così ripetuto si fa di volta in volta più comico"...
Certo è che le innumerevoli "peripezie" affrontate da Encolpio farebbero pensare ad altri romanzi: nell'Eneide il tema del viaggio è connesso con quello del destino che tende verso un futuro trionfale, di gloria, ma troviamo anche il tema portante dell'amore, ma qui il motivo della separazione degli amanti non troverà la soluzione consueta nel romanzo, in quanto il protagonista sposerà un'altra donna. Anche nelle Argonautiche affianco al tema del viaggio e delle faticose peripezie c'è il tema sentimentale dell'amore tormentato di due innamorati. Nella Divina Commedia il viaggio dantesco è fondato tutto sul tema della "catabasi", ma c'è anche la storia del ricongiungimento allegorico del poeta-personaggio con l'amata, dopo la forzata separazione terrena provocata dalla morte di lei. Ma se Petronio per certi versi, e a grandi linee, si avvicina al romanzo greco, d'altro canto propone e mette in atto una spudorata parodia di quella "letteratura", capovolgendo consapevolmente e in maniera dissacrante i valori tipici dell'amore greco, ironizzando persino sull'amore più serio. Infatti nella tipologia del romanzo greco ci sono due innamorati che vengono separati da avvenimenti infausti, incidenti, sventure... e l'agire dei protagonisti, in qualche modo, è un agire sempre inquieto, tormentato, che non trova pace, in perenne ricerca dell'amore ed è ciò che viene fuori dall'Odissea che è in gran parte esperienza e racconto di un lungo ritorno che consente solo alla fine il ravvicinamento. Nell'Odissea l'amore è "pudico", il tono è serio e patetico, mentre nel Satyricon oltre alla trama originale e sempre imprevedibile, Petronio mostra un amore omosessuale, spesso triangolare e lo fa con toni irriverenti, "colorati", sporchi. Dissacra anche il tema della persecuzione divina di Ulisse, dove nell'Odissea si fa sentire nelle sventure lanciate da Poseidone, rendendo così Encolpio schiavo di un dio assai particolare: Priapo, il dio figlio di Dioniso! ed in qualche modo Petronio è come se si volesse prendere gioco della religione tradizionale e dei suoi miti più antichi: non sono più le virtuose azioni degli eroi a creare l'ira divina ma semplici e bassi fatti di uomini poveri d'animo e soprattutto anti-eroi... Il Satyricon è una storia di movimento, l'ho già scritto, i personaggi sono tutti spinti dalla volontà o necessità di spostarsi attraverso i luoghi e comunque sono stati dotati come di una propensione quasi istintiva e irrazionale al viaggio...
Buon viaggio... ... Encolpio!
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