SATYRICON

I personaggi principali sono tre; Encolpio, protagonista e narratore in prima persona, il suo compagno Ascilto e il fanciullo Gitone, continua causa di gelosie per i primi due.
All'inizio delle parti conservate troviamo Encolpio, da poco in città, nella scuola del retore Agamennone.
Ascilto profitta per fuggire, ma dopo varie disavventure il terzetto si ricostituisce.
Encolpio e Ascilto vanno al mercato per vendere un mantello rubato, ma scorgono nelle mani di un rusticus una tunica che loro stessi avevano smarrita, (per di più dopo averci cucito dentro degli scudi!) e fanno senz'altro il baratto: ma appena giunti in casa, sopravviene Psiche, ancella della sacerdotessa Ouartilla, che li accusa di aver profanato il sacrificio offerto dalla padrona a Priapo: arriva anche Quartilla obbliga i tre a seguirli in casa sua, ove lì sottopone a mille torture.
Già i tre, scampati a stento, si dispongono a lasciare quella regione, quando uno schiavo di Agamennone viene a ricordar loro l'invito a cena del ricco Trimalchione.
Comincia a questo punto la "cena di Trimalchione".
pranzo
I nostri personaggi entrano nell'atrio della casa e poi prendono posto a tavola nel triclinio, comincia il pranzo con le varie portate a sorpresa: false uova di pavone contenenti ciascuna un beccafico circondato da un tuorlo d'uovo al pepe, vino Falerno centenario.
Trimalchione si ritira per un bisogno.
I convitati liberti conversano.
Rientra Trimalchione che accenna passi di danza con Fortunata, sua moglie, ascolta il rapporto dell'intendente, guarda gli equilibristi, recita e segue una divertente lotteria.
Dopo l'esibizione degli attori in costume che recitano scene di Omero e altri piatti a sorpresa, Nicerote racconta la favola del soldato trasformato in lupo mannaro e Trimalchione, a sua volta, una tetra storia di streghe.
Arriva un nuovo convitato, il marmista Abinna, e illustra un banchetto funebre a cui ha appena partecipato.
Vengono cambiate le mense e, dopo il dessert tutti sono in preda all'ebbrezza.
Trimalchione invita gli schiavi a tavola, legge loro il suo testamento e commette ad Abinna il monumento funebre.
astro Poi tutti prendono il bagno e rientrano in sala ove Trimalchione rievoca la sua turpe carriera di arricchito e poi si distende sull'orlo del divano, ordinando di compiangerlo come morto: alle grida accorrono i vigili del quartiere, temendo un incendio, e i tre eroi se la svignano nella confusione generale.
Li ritroviamo nel loro alberguccio a litigare ancora per causa di Gitone: Encolpio, abbandonato dagli altri, si reca a visitare una galleria di quadri e ivi conosce il poeta Eumolpo: questi, dopo aver lamentato la decadenza delle arti e dei costumi, recita un carme in sessantacinque senari sulla "presa di Troia".
Dopo altri battibecchi con Ascilto, Encolpio e Gitone decidono di imbarcarsi con Eumolpo: ma il padrone della nave, Lica, e sua moglie Trifèna hanno un vecchio conto da saldare con i due (non sappiamo di che si tratti) e vengono alle mani per poi riconciliarsi: Eunolpo narra la salace novella della matrona di Efeso.
Scoppia improvvisamente una tempesta in cui Lica trova la morte: Trifèna si salva a stento in barca; Eumolpo, Gitone cd Encolpio sono sbattuti sulla spiaggia di Crotone, città ove pullulano i cacciatori di testamenti.
Eumolpo ha l'idea di fingersi un ricco senza figli per prendersi burla degli avidi crotoniati.
A Crotone i cacciatori di testamenti fanno una corte spietata a Eumolpo e vediamo ancora Encolpio alle prese con una bella di Crotone, Circe, che si è perdutamente innamorata di lui.
Poi, nel finale frammentario, ritroviamo Eumolpo che, per sbarazzarsi degli insistenti cacciatori di eredità, formula un testamento secondo cui erediteranno i suoi beni soltanto coloro che si adatteranno a mangiare il suo cadavere.